La storia e l’avventura

Il notevole incremento, negli ultimi decenni, del traffico e della quantità di veicoli in circolazione sulle strade ha creato notevoli problemi alla circolazione, alla incolumità degli stessi cittadini e un’escalation di incidenti con un gran numero di morti e feriti. Le dimensioni di tale fenomeno sono talmente gravi che lo stesso viene considerato ormai una vera e propria piaga sociale.

Negli ultimi quarant’anni, in Italia, le Forze di Polizia sono andate sempre più utilizzando particolari apparecchiature elettroniche per la rilevazione automatica di alcune infrazioni al Codice della Strada.

In particolare sono molto diffuse le apparecchiature di misurazione della velocità dei veicoli e, in minore quantità, documentatori fotografici di automezzi che proseguono la marcia quantunque il semaforo proietti luce rossa (Photored).

Attualmente cominciano a diffondersi sorpassometri, tutor, lettori automatici delle targhe degli automezzi per il controllo delle auto rubate o per l’accertamento delle violazione all’art. 193 al CdS.

Queste apparecchiature, costruite in Italia su idee non del tutto originali in quanto dispositivi dello stesso tipo da decenni erano presenti in altre nazioni, sono sempre più diffuse e contribuiscono validamente a creare un ottimo deterrente presso gli automobilisti indisciplinati al compimento delle infrazioni che le apparecchiature in questione sono destinate a documentare.

Un “MULTAFOT” svizzero funzionava egregiamente già nel 1985 a Brescia, mentre addirittura negli anni sessanta la Siemens aveva sperimentato in Germania una apparecchiatura di rilevamento ai semafori che venne presentata intorno al 1965 all’Ispettorato Circolazione e Traffico del Ministero dei Lavori Pubblici per l’eventuale omologazione.

A proposito di detta apparecchiatura, così scrive l’ing. Fernando Cecilia sulla rivista Ondaverde di novembre-dicembre 1998:“Chi scrive (l’ing. Cecilia ndr) ne verificò l’installazione e ne verificò l’efficacia. L’apparecchio venne installato a Roma alla intersezione Viale Pilsudski-Via Guidobaldo del Monte, circa 40 metri prima della zona controllata dai semafori, su di un palo alto circa 3,50 metri.
Si trattava di una intersezione tra itinerari veloci, con flussi periodicamente squilibrati e quindi con fasature fisse di cattivo compromesso per soddisfare pendolarità opposte.
L’apparecchio era cablato con l’impianto semaforico e con un rilevatore a induzione posto sulla soglia dell’intersezione. Entrava in funzione all’inizio della fase di rosso e, se il rilevatore inviava un impulso per un passaggio arbitrario, l’apparecchio scattava due fotogrammi a distanza di 1” uno dall’altro…

Si sapeva che lo stesso apparecchio, in Germania, esauriva il magazzino (di 600 fotogrammi, ndr) nel giro di una settimana. Quello installato sperimentalmente a Roma ed acceso il primo giorno alle 9,00 del mattino esaurì i 600 fotogrammi già nella stessa serata. Nei giorni seguenti si sparse la voce ed i conducenti più accorti cominciarono a comportarsi disciplinatamente.

L’affermazione dell’ing. Cecilia sul comportamento degli automobilisti di allora non può, purtroppo, che essere confermata per quelli di oggi.

Dalle numerose esperienze concrete a disposizione di chi scrive si può agevolmente affermare, senza tema di smentite, che solo le apparecchiature in questione, con la notizia della loro presenza, contribuiscono sostanzialmente a scoraggiare quanti, imprudentemente (sarebbe più giusto dire incoscientemente), commettono questo grave tipo di infrazione.

***************

Il PHOTORED, l’”infermale macchinetta” – come la chiamavano gran parte degli automobilisti che vengono “beccati” mentre commettono l’infrazione a semaforo rosso – nacque nel 1985 in quel di Manduria (in provincia di Taranto) da una piccola società – la Italtraff – generata da una costola di una impresa a conduzione famigliare – “Flash” – che costruiva segnali stradali.

Il PHOTORED è deputato a svolgere una funzione semplicissima: scattare due foto in sequenza mentre un automezzo supera la linea di arresto in incroci semaforizzati quando il segnale è rosso.

La considerazione che aveva spinto ad avventurarsi nel campo dell’elettronica per il traffico è quella che porta le imprese a cercare di differenziarsi dalla concorrenza, a percorrere strade diverse, a escogitare sistemi e prodotti innovativi sulla spinta della ricerca se non di maggiore guadagno almeno di tranquillità nei confronti di altri imprenditori il più delle volte tesi più alla sopravvivenza che alla ricerca del giusto guadagno.

Erano i tempi in cui le banche – nel Mezzogiorno – applicavano tassi nominalmente intorno al 20%; concretamente (tra l’intrigo quasi impenetrabile di diritti, valute, competenze, massimo scoperto, addebito di interessi sugli interessi precedenti ed altre diavolerie) sino al 40% delle somme prestate (non che adesso le cose siano molto cambiate: si sono solo molto affinate).

Erano i tempi quando cartelli di grosse società nazionali ben piazzate, facevano scorrerie sui grossi appalti, forti di appoggi a livello centrale, lasciando le briciole ai piccoli concorrenti.

Sullo sfondo, l’atavica carenza di cultura imprenditoriale di gran parte degli operatori meridionali.

In questo clima grigio, in terra di Puglia, nel 1986, nacque il “Photored” che fu chiamato “F17” perché proveniva dalla impresa “Flash” (da cui la iniziale “F”) e 17 perché si riferiva all’art. 17 del Codice della Strada allora in vigore (D.P.R. 15 giugno 1959, n.393 e relativo Regolamento di esecuzione n. 420 del 30 giugno 1959) che riguardava, appunto, i segnali semaforici.

A quella data non era ancora ben chiaro se l’apparecchiatura avesse bisogno di omologazione ministeriale. La Sodi, costruttrice dell’autovelox, aveva progettato e costruito (e vendeva già) una valigetta portatile, abbastanza pesante a dire il vero, che doveva servire – appesa alla palina semaforica – a documentare fotograficamente chi transitava a semaforo rosso. La valigetta, denominata “Mini K10”, era stata portata a Roma, al Ministero dei Lavori Pubblici, per esser omologata.

Nello stesso periodo venne presentato al Ministero anche il Photored F17 che, unitamente al Mini K10, venne esaminato dalla V^ sezione del Consiglio Superiore dei LL.PP. nella seduta del 2 ottobre 1986. Le due apparecchiature vennero approvate pur con sostanziali differenti prescrizioni.

L’ingegner Alfredo Verrengia, allora capo dell’Ispettorato Circolazione e Traffico del Ministero dei Lavori Pubblici e l’on. Gaetano Gorgoni, sottosegretario del medesimo Ministero, orgogliosi di aver contribuito ai natali di due apparecchiature elettroniche finalizzate all’aumento della sicurezza del traffico veicolare, ne dettero telegraficamente notizia alle due aziende.

L’utilizzo dei Photored, negli anni seguenti, si diffuse alquanto grazie anche all’idea del sottoscritto di mettere a disposizione dei Comuni l’apparecchiatura senza impegno di spesa iniziale, ma con una pro-quota sulle infrazioni incassate a favore dell’impresa esecutrice del servizio. La gran parte delle volte, assieme ai Photored, venivano forniti anche gli impianti semaforici su cui i rilevatori dovevano essere installati. In questo modo i Comuni ottenevano più di un vantaggio senza impegnare risorse che potevano essere dirottate verso altre necessità.

I primi otto “Photored F17” furono installati a Monteparano e Fragagnano, in provincia di Taranto, Comuni limitrofi a quello dell’azienda costruttrice. Decine di migliaia di infrazioni vennero rilevate, accertate, notificate ed incassate. Gli incidenti alle intersezioni semaforizzate attrezzate con i Photored calarono vistosamente. I due Comuni incassarono somme mai sperate investendole in opere pubbliche che non si sarebbero mai sognati di realizzare.

Ma proprio qui nacque l’inghippo!

Gli oppositori delle due amministrazioni si accorsero ben presto che il gioco era diventato molto pericoloso per loro: quando mai, alla prossima tornata elettorale, avrebbero potuto sperare di disarcionare gli amministratori in carica se questi, forti degli incassi rivenienti dai Photored, stavano trasformando le città?

Furono messe in atto contestazioni feroci, esposti, richieste perizie, contestate delibere …. che portarono presto la Procura di Taranto a bloccare tutto e a mettere sotto processo le due amministrazioni e la nostra azienda fornitrice del servizio.

Correva l’anno 1987.

Fregandosene della sicurezza, (come d’altronde è poi continuato a succedere negli anni seguenti) nella speranza (vana) di accaparrarsi i voti della moltitudine di automobilisti contravvenzionati, cominciarono a sorgere comitati, ad attivarsi “difensori dei deboli”, a farsi avanti “valorosi” avvocati. Ogni motivo (talvolta immaginabile, sempre innominabile) che avesse una sia pur minima parvenza di plausibilità fu (ed è tutt’ora anche se in minor quantità) utilizzato per contestare i Photored, responsabili di ogni nequizia passata, presente e futura.

Politicanti di opposizione solerti a procacciar benessere a tutti i cittadini contravvenzionati con diritto di voto, nullafacenti contravvenzionati, associazioni sedicenti benefiche ai quali è ormai lampante che non gliene frega niente che si possa morire, oltre che di vecchiaia e di malattia, anche d’incidente stradale, continuano a darci edificante spettacolo, a braccetto, sul fronte della contestazione.

Con eguale rozzezza e grossolanità, giornali e giornalucoli di provincia assetati di lettori si associano a far chiasso sull’argomento.

Era iniziata la serie di scontri che avranno sempre come motivo formale i Photored e come ragione sostanziale la guerra contro amministrazioni comunali, singoli politici, comandanti di Polizia Municipale promossa da chi, non avendo altro, arriva perfino ad usare l’arma penale per mettersi in mostra e perseguire privati interessi.

Nel 1994 – dopo otto lunghi anni – la Corte di Appello di Lecce, mandò tutti assolti.

Sono trascorsi quasi trent’anni!

Pensiamo che attraverso l’uso dei PHOTORED, più di qualche vita è stata salvata e migliaia di incidenti evitati. Il Photored resta, rinnovato e proiettato verso il futuro, suscitando interesse perfino in Australia, in India, in Egitto, nei paesi arabi, negli Stati Uniti d’America.

Antonio Marzo

concom

Incontro per “PM” nel 2007 nell’ufficio di Emiliano Bezzon Comandante della Polizia Municipale di Milano. Antonio Marzo con (da sinistra) i Comandanti P.M. Marco Seniga (Firenze), Francesco Vergine (Venezia), Pino Napolitano (Pistoia), Francesco Delvino (Frosinone), Emiliano Bezzon (Milano), Mauro Famigli (Torino).

antonio_marzo

Antonio Marzo fondatore della Italtraff e ideatore del Photored è nato a Manduria (Taranto) 76 anni fa. Già nel 1955, a 16 anni, collaborava con alcuni quotidiani nazionali, quali il Messaggero, il Secolo d’Italia, Il Popolo italiano. Nel 1960, a soli 21 anni, ottenne l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Raggiunse questa meta grazie anche alla amicizia di Giorgio Almirante che aveva conosciuto durante la collaborazione col Secolo d’Italia. Nel 1960 fondò e diresse un settimanale locale “Il Messapico”. Nel 1964 diresse la rivista mensile “Il Corriere del Sud” vicina al movimento giovanile democristiano. Nel 1985 ebbe l’idea di progettare e costruire il Photored. E’ stato tra i fondatori della rivista per le Polizie Municipali “PM” edita dalla Italtraff.
primo

1986 il primo Photored F17

computer

il computer acquistato dalla Honeywell nel 1986 per l’elaborazione delle infrazioni rilevate a mezzo del Photored F17

copertine

Le prime copertine di PM e RED, le due riviste edite dalla Italtraff.