Servizio legale

Sebbene sia acclarata la legittimità degli accertamenti compiuti mediante il Photored F17D non va escluso che esiste sempre un certo numero di contenzioso giurisdizionale.

La nostra azienda si propone, attraverso il suo staff di avvocati convenzionati in tutto il territorio nazionale, per ricevere mandato e per difendere, in ogni stato e grado di giudizio, i verbali per la cui gestione la nostra società è incaricata.

Le ragioni di una conduzione professionale del contenzioso sono presto dette: il contenzioso giudiziario, in materia di sanzioni amministrative stradali, resta una spina nel fianco delle Amministrazioni comunali; per il futuro la situazione può solo peggiorare.

Non si può fare a meno di segnalare – insieme ai rischi di una responsabilità erariale per una eventuale incuria – il sostanziale stato di abbandono in cui versa la difesa comunale per una materia che viene considerata di scarso interesse.

Il risultato di questo abbandono (fatte le dovute eccezioni, rare, ma pur sempre esistenti) è così sintetizzabile:

  • Con riguardo al primo grado di giudizio, a fronte di opposizioni giudiziali avverso le sanzioni stradali, prevalentemente sono i Corpi di Polizia Locale a rappresentare la “difesa erariale” attraverso propri funzionari. Invero si tratta di operatori di Polizia che, sebbene animati da straordinaria volontà e ottima preparazione sostanziale, difettano (di solito) di adeguate cognizioni processuali, pertanto –talvolta- soccombono in giudizio, non tanto per mancata conoscenza del fatto o del diritto della circolazione stradale, ma per deficit di strategia processuale. Quant’anche, poi, si raggiungesse il risultato della vittoria in primo grado, il “risultato portato a casa” resterebbe solo quello iniziale, ovvero, la “convalida” del “verbale”, senza vittoria di spese di lite, posto che, in materia, i giudici sono costantemente orientati a non riconoscere spettanze parificabili agli onorari (ma, al più, mera refusione di alcune spese documentate) all’Amministrazione che non si sia avvalsa della “difesa tecnica”. In casi più rari, specie per le Amministrazioni di ridotte dimensioni, Comandanti di Polizia Locale capaci di convincere gli organi di governo dell’Ente, ottengono che il Comune conferisca “mandato” ad uno o più professionisti esterni, onde recuperare –nel giudizio- quel bilanciamento di forze necessario ad evitare dinamiche di soccombenze seriali. Quasi mai, specie nei Comuni muniti di avvocatura interna, il servizio comunale a ciò preposto si occupa di difendere le ragioni di “un misero verbale al codice della strada”; l’Avvocato comunale, preso da contenziosi di livello più elevato, ragiona in termini di efficacia, pertanto assume le cause a cominciare da quelle di valore più alto, per poi scendere a quelle di livello inferiore, fintanto che le forze reggano (anche perché a ciò si era stimolati dalla partecipazione alle vittorie di Lite, prima del D.L. 90/2014).
  • Con riguardo al secondo grado di giudizio, gli atteggiamenti sono più vari di quanto non sia raccordabile per il primo grado. In caso di soccombenza nel primo grado, quasi mai le amministrazioni locali propongono appello, di solito, in funzione dell’atteggiamento pessimista dell’ avvocatura interna che tende a snobbare una materia già rifiutata innanzi al giudice di prime cure e che, in appello appare difficilmente sovvertibile quanto agli esiti. In caso di vittoria in primo grado, al contrario, è la controparte a proporre appello e competerebbe all’Amministrazione costituirsi per difendere le ragioni rassegnate nella sentenza. Ovviamente, posto che l’appello richiede sempre, obbligatoriamente, la “difesa tecnica”, non v’è dubbio che i “nostri” baldi difensori d’ufficio -che hanno avuto buona sorte innanzi al Giudice di pace- saranno costretti a retrocedere ed ad attendere l’esito di un giudizio in cui, quasi mai, l’avvocatura interna si costituisce.
  • Infine, il ricorso per Cassazione, salvo che per avvocature di città metropolitane, non interessa ad altri che ai cittadini ricorrenti, posto che giammai, un’Amministrazione comunale che non sia quella di Roma, andrà a sopportare le spese di un simile giudizio. Tra il vincere costituendosi ed il perdere restando a casa, conviene quasi più la seconda strada che non la prima.

Su questo stato di cose, negli anni recenti, si sono registrati taluni eventi che hanno procurato –sicuramente- un abbassamento del contenzioso.

Prima causa di riduzione del contenzioso è da ascrivere alla introduzione del contributo unificato che, peraltro, ultimamente (grazie al D.L. n°90/2014, in vigore dal 25 giugno 2014) ha subìto un nuovo incremento.

L’introduzione del contributo unificato procurò un effetto che ancora oggi è leggibile: i ricorsi si “sono professionalizzati”, ovvero, si sono ridotti nel numero, in quanto il cittadino, sovente, preferisce pagare una sanzione più bassa del contributo unificato (specie dopo il taglio del 30% della sanzione dovuto al D.L. n°69/2013) piuttosto che “fare ricorso”, sebbene la sanzione sia ritenuta ingiusta.

A ricorrere sono, pertanto, soltanto coloro che trovano disponibilità da parte di avvocati che, tra l’altro, non pretendano grossi onorari, a fronte di una vaticinata vittoria giudiziale.

Minore è diventato il contenzioso in primo grado, ma più alta è stata la sofferenza economica per soccombenze, in ragione della progressiva strutturazione dei nuovi principi posti dal codice di rito che –quanto alle spese- impongono al giudice di limitare le compensazioni a casi eccezionali.

Rispetto a detto stato di cose, si era tirato un sospiro di sollievo grazie al D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, convertito con modifiche in legge in data 17 febbraio 2012 (L. 17 febbraio 2012, n. 10), che venne a stabilire che “nelle cause previste dall’articolo 82, primo comma, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda”.

Tale modifica – secondo quanto evidenziato nella relazione al disegno di legge di conversione – era finalizzata ad impedire un danno alla parte soccombente derivante dalla libera scelta della parte vittoriosa di avvalersi di un difensore anche quando ciò non sia prescritto dalla legge.

La predetta relazione rilevava altresì che “l’intervento appare in linea con quanto previsto in sede di Unione europea, ove il regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 luglio 2007 (cosiddetto small claims) stabilisce – nelle controversie transfrontaliere – che le parti possono agire senza l’assistenza di un difensore quando la causa ha un valore fino a 2.000 euro”.

Su queste basi ed in forza di siffatte considerazioni, la dottrina fu unanime nel ritenere che il limite al riconoscimento delle spese giudiziali dovesse valere anche per il contenzioso di cui alle sanzioni amministrative stradali che, di norma, resta incluso in tale limite di valore.

Questa serenità (ovvero quella procurata dalla circostanza che, se il valore del verbale impugnato è, ad esempio, di 162,00 Euro, in caso di soccombenza, qualunque attività abbia espletato l’avvocato di controparte, mai potrà vedersi riconoscere somme maggiori ad Euro 162,00 per onorari, spese e competenze) oggi è pesantemente messa in discussione dal contenuto della sentenza resa dalla Cassazione civile, Sezione II, n°9559, in data 30 aprile 2014.

Il Collegio ha ritenuto che l’articolo 91 cpc, comma 4 –nella versione introdotto dal D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, art. 13, comma 1, convertito dalla Legge 12 febbraio 2012, n. 10- non sia applicabile nei giudizi, aventi ad oggetto un’opposizione a verbale di accertamento di violazione del codice della strada. Difatti, l’articolo 91 cpc, comma 4, dispone che “nelle cause previste dall’art. 82, comma 1, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda“. Ai sensi dell’articolo 82 cpc, comma 1, “davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede Euro 1.100”.

Risulta, dunque, evidente che la disposizione di cui all’articolo 91 cpc, comma 4, si riferisce alle controversie che, per ragioni di valore, sono attribuite alla giurisdizione equitativa del giudice di pace. In tal senso, rileva l’articolo 113 cpc, comma 2, a norma del quale “il giudice di pace decide secondo equità le cause il cui valore non eccede millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all’art. 1342 cod. civ.“.

Chiarito, dunque, l’ambito di applicazione dell’articolo 91 cpc, comma 4, non può non rilevarsi che la sua disciplina non si applica nei giudizi sorretti dall’articolo 6, comma 12 (“Dell’opposizione ad ordinanza- ingiunzione”) e dall’articolo 7 del comma 10 (“Dell’opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada”) del D.lgs n°150/2011, in quanto dalle norme richiamate è chiaro che “Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace non si applica l’art. 113 cod. proc. civ., comma 2“.

Secondo il collegio la previsione di una limitazione alla liquidazione delle spese nel caso di giurisdizione equitativa del giudice di pace appare rispondente alla possibilità, riconosciuta alle parti dall’articolo 82 cpc, comma 1, di stare in giudizio di persona e alla presunta non complessità tecnica delle relative controversie. La esclusione della detta limitazione per i giudizi di opposizione a ordinanza- ingiunzione o a verbale di accertamento di violazione del codice della strada, pur se di competenza del giudice di pace e pur se di importo ricompreso entro i 1.100 Euro, trova invece giustificazione in ciò che tali controversie postulano un giudizio secondo diritto; in tali giudizi, quindi, pur se è prevista la possibilità sia dell’opponente che dell’amministrazione di stare in giudizio di persona (L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 4; D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6, comma 9 e art. 7, comma 8), la difesa tecnica appare in ogni caso giustificata, se non indispensabile, tenuto conto della complessità delle questioni che possono essere prospettate anche da provvedimenti sanzionatori di importo inferiore a 1.100 Euro.

In base a questa sentenza, che presto farà danni anche nelle sedi decentrate, le condanne, in caso di soccombenza, non potranno essere inferiori: quanto al primo grado ad Euro 330,00 (oltre alle spese documentate ed al 15% di spese forfettarie); quanto all’appello, ad Euro 380,00 (oltre alle spese documentate ed al 15% di spese forfettarie); quanto al giudizio per Cassazione Euro 645,00 (oltre alle spese documentate ed al 15% di spese forfettarie).

Somme a cui occorrerà sommare Euro 180,00 per il precetto che presto si vedrà notificare l’amministrazione soccombente.